Percorso

ScuolaPresentazione scuola

Presentazione scuola

 Acquaro-Stemma

L’Istituto Comprensivo nasce, con delibera N. 25 del 15/01/2013 del Commissario Provinciale, nell‟anno scolastico 2013/2014 dalla fusione dell’I.C. di Dinami e dell’I.C. “G. D’Antona” di Acquaro. Comprende 6 Scuole Secondarie di Primo Grado, 6 Scuole Primarie e 7 Scuole dell’Infanzia. Dal punto di vista morfologico il territorio su cui gravita il nostro Istituto, si conforma in una fascia montana interna delle Serre e una collinare al confine con la provincia di Reggio Calabria. Comprende quattro comuni: Acquaro, Arena, Dasà e Dinami e tutti e quattro dispongono di angoli di verde attrezzato e impianti sportivi (campi di calcio, calcetto, tennis…), dove vengono disputate le partite delle squadre giovanili locali. Questo da sempre favorisce l’aggregazione spontanea dei giovani e ne promuove il sorgere di gruppi organizzati e rispettosi delle regole del vivere associato. Sono, invece, scarse o quasi assenti le attività culturali adatte a coinvolgere la popolazione. Solamente nei centri maggiori, le manifestazioni, i premi artistici, le iniziative dei circoli, costituiscono una notevole valenza culturale di crescita L’economia della zona è basata sul pubblico impiego, su un’attività agricola e zootecnica a conduzione familiare, di tipo tradizionale, e un artigianato che va, via via, scomparendo. Vengono prodotti, anche se in misura minore rispetto ad un recente passato cereali, olio, ortaggi e frutta; fatta eccezione per la frazione Piani, sta progressivamente scomparendo anche l’allevamento di ovini, caprini e bovini. In tutti i centri urbani sono presenti diversi esercizi commerciali, per la maggior parte di generi alimentari, di articoli per la casa, mercerie, ferramenta, bar, falegnamerie, mobilifici, fiorai, parrucchieri, officine meccaniche, panifici con forno a legna, e alcuni frantoi allestiti secondo le moderne tecnologie.

 

ACQUARO

 Acquaro-StemmaDSC01396

 

 Acquaro è un comune di circa 3.000 abitanti che si trova in Calabria, in provincia di Vibo Valentia. Situato a 260  m. s.l.m., questo piccolo borgo sorge alle pendici delle Serre Calabresi, nei pressi della collina di Malamotta.

Costituito dal capoluogo, dalla frazione Limpidi e da diverse contrade della zona "Piani", si estende su una superficie di 25,32 km2. Fa risalire la sua origine ai Normanni, fino al 1678 fu di dominio dei Conclubeth, poi passò agli Acquaviva d'Aragona e successivamente ai Caracciolo di Gioiosa Ionica. Divenuto Comune nel 1811, fu aggregato a Dasà nel 1928 e l’anno dopo riconosciuto Comune Autonomo. Antico Casale di Arena, ebbe notevole rilievo fino al terremoto del 1783, che lo rase al suolo quasi per intero. Confina con i Comuni di Dasà, Arena, Dinami, Fabrizia e San Pietro di Caridà. L’abitato, attraversato dal fiume Amello,  si trova a sud-est del capoluogo, a 262 m. s.l.m. ai piedi del versante tirrenico delle Serre, si estende nella vallata dello stesso fiume ed è compreso tra il Mesima e il Montepotamo. La sua economia più consistente è data dall’olio di oliva oltre che dai cereali e l'uva da vino. Acquaro è una terra ricca di sorgenti d’ acqua oligo-minerale, in località Salandrìa - Fellari - Limpidi. San Rocco, festeggiato il 16 agosto, è il patrono di Acquaro.

DSC06940

 

 ARENA

Arena Italia-Stemma

 10519652 10204853081560784 6044897818518720678 n

Piccolo centro della provincia di Vibo Valentia, raggruppato pittorescamente su un poggio che si affaccia sulla vallata del Marepotamo ha contrassegnato, nel passato, la storia di una vasta zona che va dal Tirreno allo Ionio.Le sue origini sono molto remote e risalgono al IX secolo.Fu importante Contea appartenente ai Conclubeth ed agli Acquaviva; successivamente trasformata in Marchesato, ap­partenne ai Caracciolo fino al I ventennio di questo secolo. L'abitato è rimasto, nel tempo, sostanzialmente originario con i suoi vicoli e le sue viuzze, le sue numerose scalinate; le case, addossate l'una all'altra, gli danno il tipico aspetto del borgo medievale. L'unico spazio ampio nel centro del paese è la Piazza, ornata di tigli e di magnolie, elegante luogo dove si svolge la vita cittadina.Il Castello Normanno Svevo, le cui origini sembra risalga­no al 1220, erge le sue mura gigantesche e superbe e sembra dare dalla parte alta un senso di sicurezza all'abitato. Nel centro del paese sorge la Chiesa di Maria SS. delle Grazie costruita nel 1600, epoca in cui è stata fondata la omonima Confraternita. La facciata principale risale agli inizi dell'800; essa è stata costruita da artigiani serresi e si eleva con un primo tratto costituito da elementi di granito locale e con colonne realizzate in mattoni pieni sormontati da fregi e volute in terracotta. L'interno presenta elementi architettonici, stucchi, deco­razioni e un affresco sul soffitto di pregevole valore artistico. Ospita statue lignee di notevole bellezza (Madonna del Buon Consiglio, Madonna delle Grazie). La Chiesa Madre (Parrocchia di S. Maria de Latinis) ha tre navate; ospita anch'essa stupende statue lignee tra cui il Cristo Risorto e l'Arcangelo S. Michele.  L'antico feudo di Arena ("Lo Stato di Arena"), esercitava la giurisdizione sugli abitati di: Acquaro, Dasà, Limpidi, Ciano, Gerocarne e sui Casali scomparsi di: Bracciara, Pronìa, Semiatoni, Potamìa e Miglianò.

 11947536 1624396437838543 7810909557255189379 n

 

 DASA’

 dasa

 1482750 10201898195919302 8665869727182892874 n

Dasà è uno fra i 50 Comuni della provincia di Vibo Valentia. E' situato in una conca lussureggiante, d'annosi olivi, sulla sponda sinistra del torrente Petriano. Confina con i Comuni di Acquaro, Arena, Dinami e Gerocarne.

Il nome Dasà deriva dal termine in lingua greca dάσος ( leggi dàsos) che si parlò fino alla metà del XVI secolo, il cui significato è: luogo selvoso, boscoso. Il suo territorio e' di 6.19 Kmq e si trova a 263 metri sul livello del mare. L'abitato sorse nel XV secolo (il paese di Dasà è riportato per la prima volta in un documento aragonese del 5 luglio 1466) attorno al Monastero Basiliano di San Lorenzo, posto alla distanza di circa 250 metri e separato dal torrente Petriano. San Lorenzo è il Parco Delle Rimembranze dei Comuni del mandamento di Arena. Qui vi sono ad abbellire il Parco, (recentemente ultimato dagli Operai Idraulico-Forestali), numerosi ulivi, quattro maestosi pini secolari ed a memoria degli uomini, (in ricordo dei caduti) quattro cannoni tolti ai nemici nella prima guerra mondiale.Dasà fu uno dei Casali del feudo di Arena , (dal cui attuale Comune dista circa 3 km) con il maggior numero di fuochi (famiglie) 128, tenute prima dai Concublet e poi dai Caracciolo.. I terremoti del 1783 e del 1905 causarono enormi rovine in Calabria e notevoli distruzioni pure in Dasà. Il terremoto del 1783, fu cantato in versi dal notaio e poeta Pier Giovanni Salimbeni nella sua opera piu' importante "Il Rabbino ovvero Li tremoti di Calabria", pubblicato a Napoli nel 1789 (la seconda edizione riveduta e corretta in XIV canti - la prima e' del 1786). L'autore Salimbeni e le sue opere sono state recentemente oggetto di studi e dibattito da parte di intellettuali e studiosi meridionali della provincia di Vibo Valentia. L'ordinamento amministrativo disposto dai francesi per legge 19-01-1807, faceva di Dasà un luogo, cioè Università, nel governo di Soriano. Il riordino del 1811 lo assegnò al circondario di Arena.

La principale festa religiosa di Dasà è 'a 'Ncrinata, rito religioso che rappresenta l'incontro della Madre col Cristo Risorto. Si svolge il martedì dopo la domenica di Pasqua.

 10371966 902603639765545 2526209262532834231 n

 

DINAMI

 20110730195040Dinami-Stemma

             800px-Dinami V.V. - Municipio         

Pare sia sorta, in epoca bizantina, a opera degli abitanti delle località costiere, costretti ad abbandonare le loro case per le continue scorrerie dei pirati turchi. Il toponimo, che in un documento della prima metà del XIV secolo compare nella forma Dyanamo, deriva dal greco “dùnamis”, ‘forza, potenza’. Casale di Soreto, fece parte della vasta contea di Arena fino alla metà del Quattrocento. In seguito, fu assegnata alle famiglie dei Galeota e degli Arduino, che la tennero col titolo di marchesi. Pervenuta, nel XVII secolo, ai Tramontano e ai del Forno, fu concessa successivamente ai Caracciolo di Arena. Ultimi feudatari furono gli Stagno Arduino d’Alcontres. Colpita dal terremoto della seconda metà del Settecento, che distrusse Soreto, assurse a comune con le riforme amministrative attuate dai francesi, all’inizio del XIX secolo. All’indomani del congresso di Vienna, tornò sotto il dominio borbonico, entrando poi a far parte dell’Italia unita, insieme al resto della regione. Sotto il profilo storico-architettonico interessanti sono: la parrocchiale di San Michele, contenente, tra l’altro, un crocifisso ligneo, di manifattura bizantina; la chiesa di Santa Maria delle Grazie; il santuario di Santa Maria della Catena; il palazzo municipale, costruito, con la torre civica, sui ruderi di un castello cinquecentesco, e i resti delle mura del monastero di Santa Maria de Jesu di Soreto.

 800px-Dinami VV Torre dellorologio

 Storia del Santuario

La storia dell’attuale santuario è ben documentale.Nei primi anni del ‘600, nei pressi della chiesetta, fu fondato il convento intitolato a S. Maria della Catena e affidato ai Frati Minori Conventuali.Lo stesso ebbe breve esistenza però, infatti le cronache riportano che venne soppresso da una Bolla di Papa Innocenzo X e le relative rendite, affidate in un primo momento ad un Cappellano, andarono al seminario di Mileto fino al 1769.In quell’anno il parroco Don Giuseppe Cotronea chiese ed ottenne dalla curia Vescovile di Mileto, di unirlo alla chiesa parrocchiale che già allora era intitolata a S. Michele Arcangelo.Il convento, ubicato in contrada Castellammare, era ormai deserto da tempo e andò in rovina fino a quando si decise di adibirlo a cimitero unico per i tre paesi limitrofi ossia: Dinami, Melicuccà e Monsoreto.Alla fine del settecento, la chiesa della Catena ospitava le cappelle di S. Anna, di S. Antonio di Padova e di San Nicola e veniva definita la settima tra quelle esistenti a Dinami.In quegli anni subì infatti un periodo di abbandono e venne interdetta ipso jure.La chiesa venne ristrutturata però prima dell’ ‘800, riacquistando splendore come testimoniano i pellegrinaggi che ripresero copiosi, ma anche  grazie alla mano del Sac. Giuseppe Scidà che contribuì in modo sostanziale alla rinascita del Santuario all’inizio del secolo scorso.Nel 956 Mons. Vincenzo De Chiara, Vescovo della diocesi di Mileto, elevò l’allora chiesa a Santuario ma nonostante tutto fu inevitabile un’ulteriore periodo di abbandono in cui la chiesa ospitava i riti sacri solamente nella ricorrenza della festa ossia al ricorrere della seconda Domenica di Luglio.Bisogna quindi risalire a tempi più recenti per assistere ad una nuova rinascita del Santuario e il tutto ad opera di Don Agostino Zangari, il quale stravolgendo gli usi e le consuetudini del tempo che prevedevano la presenza della statua della beata vergine all’interno del Santuario solo nei giorni festivi; prese una decisione innovativa che consentì di dare nuova luce al Santuario.Egli infatti nel 1983 decise di trasferire la Statua della Madonna dalla Parrocchia di S. Michele Arcangelo al Santuario alla stessa dedicato dove sarebbe rimasta stabilmente fino ai nostri tempi, riuscendo in questo modo a rendere il Santuario della Madonna della Catena un luogo di culto vitale ed accogliente grazie alla presenza dell’effigie della beata Vergine.

 Santuario-Maria-Santissima-della-Catena

 

MONSORETO

 799px-Monsoreto Dinami Chiesa

 Monsoreto è una frazione del comune di Dinami, dal cui centro dista 5.1 km e conta circa 1200 abitanti. È costruita su un altipiano, che si trova in un segmento della linea di confine tra la provincia di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia ed infatti una delle sue vie principali si chiama proprio "Via delle due provincie". La superficie dell'abitato è di circa 45 Km² ed è uno dei più estesi dalla zona. La strada principale è denominata a "Corso Vittorio Emanuele III", mentre la piazza è intitolata al figlio del fondatore del paese, "Piazza Capitano Scarano". La zona più ad est di Monsoreto corrisponde a Corruttò, frazione di San Pietro di Caridà, che fa parte della provincia di Reggio Calabria.La frazione è popolata per la maggior parte da emigrati che in estate ritornano per trascorrere le ferie in compagnia dei genitori o dei parenti e per assistere alla festa di San Rocco, che di solito si festeggia nella 2ª domenica di agosto. Ci si arriva, oltre che salendovi da Dinami, principalmente dalla strada provinciale 52 percorrendo 15.9 km dopo Laureana di Borrello.Il paese è stato fondato tra il 1859 e il 1862 da Paolo Scarano, poeta è avvocato, padre del capitano Scarano. Con il passare degli anni, a causa della crisi, la maggior parte degli abitanti dovettero trasferirsi all'estero per cercare lavoro, e da allora il paese è "nel pieno delle forze" solo nei periodi di feste quando arrivano gli abitanti immigrati.

 Monsoreto Monumento

 

 

 

 

Cerca nel sito

Calendario eventi

Ottobre 2018
L M M G V S D
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31 1 2 3 4

Ultimi eventi

Nessun evento

Portali scolastici

ministero istruzione

ufficio-scol-cal

scuola-chiaro

sidi

fse

pon in chiaro

indire

Questo sito utilizza cookie di tipo tecnico, per cui le informazioni raccolte non saranno utilizzate per finalità commerciali nè comunicate a terze parti.

Per approfondimenti VISUALIZZA L'INFORMATIVA